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Giovanni de'Medici detto "delle Bande Nere"

Firenze - Esterno Galleria degli Uffizi


Ludovico de'Medici nasce a Forlì il dì sesto del mese di Aprile dell'anno 1498.
Figlio di secondo letto di Caterina Sforza e così chiamato in onore dello zio, Duca di Milano.

Alla morte del Padre, Giovanni de' Medici detto il Popolano, sua madre gli cambiò nome da Ludovico in Giovanni in ricordo del secondo marito.

Rimasto completamente orfano all'età di undici anni fu suo tutore Jacopo Salviati, marito di una delle figlie di Lorenzo il Magnifico, Lucrezia.
Nè sposò la figlia, Maria, dalla quale ebbe un figlio Cosimo, che divenne Cosimo I Granduca di Firenze.

Giovane dal carattere violento e scapestrato trovò la sua dimensione quando lo zio Papa Leone X de' Medici lo chiamò a sé come comandante di ventura assegnandoli un comando di 100 uomini.

Da Giovanni cominciò l'epoca di un esercitò inquadrato e con una "divisa". Giovanni voleva che la sua Compagnia fosse compatta, disciplinata e uniforme nel vestire ("ed avevano una banda bianca sulla spalla sinistra, le sue truppe, perchè il bianco è tale solo se pulito").
Strutturò la sua cavalleria in maniera leggera ed atta ad attacchi e ritirate altrettanto veloci. Intraprese la via della guerriglia.
Perosnalmente addestrava i suoi uomini e si dice che per entrare nelle sue Bande si doveva con lui reggere un combattimento.

Giovanni aveva studiato a Bologna alla scuola del Maestro Guido Antonio de Luca, lo stesso che negli stessi anni aveva insegnato anche ad Achille Marozzo, che sarebbe poi diventato il più famoso trattatista italiano del rinascimento, nonché principale riferimento della cosiddetta "Scuola Bolognese" di scherma.

nel 1520 combatte nelle Marche per domare una rivolta, nel 1521 combatte con l'Imperatore Carlo V contro Francesco I per ruimettere gli Sforza a Milano. Con duecento cavalieri carica attraversando l'Adda il campo francese mettendo il nemico in fuga e permettendo la presa in breve di Pavia, Milano, Parma e Piacenza.

E' in quell'anno che il primo dicembre il suo pigmalione, il papa Leone X muore. Giovanni per illutto abbrunisce le insegne e prende il nome con cui è entrato nella storia:
Giovanni delle Bande Nere.

Nel '22 viene ferito. Malgrado la superiorità numerica inizia il periodo delle Armi da fuoco, che gli saranno poi fatali. Alla Bicocca i suoi 32.000 fanti sono assediati a Cremona dai 19.000 imperiali al seguito del Colonna.

Nel 1524 è lui stesso al soldo degli Imperiali, da Capitano di Ventura quale è, sconfiggendo prima il Baiardo con un attacco notturno, nel quale le armature dei suoi sono state brunite per non esser viste al buio. Poi lo scontro più importante, contro 5000 svizzeri calati in Italia in aiuto dei Francesi. A Caprino Bergamasco Giovanni e le sue Bande costringono gli svizzeri alla ritirata e così fanno anche gli eserciti francesi, abbandonando l'impresa.

Ubbidendo all'unica figura per lui autorevole, il nuovo Papa Medici, Clemente VII, cugino di sua madre, Giovanni delle Bande Nere passa a sua volta sotto il comando Francese. Ma non parteciperà alla famosa battaglia di Pavia, in quanto in una scaramuccia precedente fu ferito da un colpo d'archibugio ed è costretto a Venezia per curarla.

Sempre con i francesi, alleati del papa, dopo la liberazione di Francesco I, combatte contro l'Impero. Malgrado l'indecisione del Generale Della Rovere che decide la fuga da Milano di fornte agli Imperiali, Giovanni ed i suoi 900 cavalieri si ritira in parata fra gli eserici nemici come citato dal Lomanaco: "Riordinate le Bande come per una parata, chiamando a gran voce gli altri capitani e ripetendo ai nemici: "chi ci caccia", si ritirò lentamente senza che nessuno avesse l'ardire di molestarlo".

Eè' in quello stesso anno che inizia la calata dei Lanzichenecchi di Georg Von Frundsberg, che sarebbero calati fino a Roma per il sacco, e furono la fine di Giovanni de' Medici.

Giovanni attaccò con attacchi di guerriglia la retroguardia del'esercito, causando tali danni e con tale ferocia da meritarsi il nome di "Gran Diavolo" assegantoli dai Tedeschi.
Ma la sera del 25 novembre fu ferito durante uno scontro da un colpo di Falconetto ad una gamba.
La ferita era gravissima ed un medico non fu subito disponibile, e fu trasportato a Mantova. La gamba martoriata fu amputata. Pietro Aretino, suo grande amico, descrisse le sue ultime ore. Su richiesta del medico furono fatti venire dieci uomini per tenerlo fermo, ma, sorridendo, Giovanni esclamo': "nemmeno venti", ad indicare che se non avesse voluto neanche venti uomini l'avrebbero potuto tenere fermo. Prendendo una lampada lui stesso fece luce al medico che gli amputava la gamba.
Purtroppo neanche questo basto' e dopo 4 giorni la notte tra il 29 e il 30 novembre 1526.la cancrena ebbe il sopravvento sul condottiero, e Giovanni delle Bande Nere, sul suo lettuccio da campo, spirò.

Fu sepolto, ultimo vero Condottiero di Ventura, in armatura nera nell chiesa di San Francesco.

L'armatura funebre di Giovanni delle Bande Nere è oggi esposta al museo Stibbert di Firenze (http://www.museostibbert.it)



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