XIV secolo - Cavalieri della Banda
Secondo gli storici, l'imperatore che diede un impulso decisivo alle vocazioni per il servizio di soldati mercenari, fu, seppur involontariamente, Arrigo VII di Lussemburgo, detto anche Enrico VII (1275-1313).
La stessa storia di questo Imperatore ci dice come prestare servizio sotto mercede possa portare veramente in alto. Infatti partendo da piccolo feudatario al soldo del re di Francia nel 1294, tramite eventi non interessanti per la presente trattazione, ma che lo vedono al servizio di conti, duchi e re del centro europa, finisce per essere eletto egli stesso Imperatore ad Aquisgrana il 6 gennaio 1309.
Nel 1310 scende in Italia, per far valere i suoi diritti imperiali. All’inizio assunse il ruolo di pacificatore delle fazioni guelfe e ghibelline, destando grandi speranze tra i suoi sostenitori, tra i quali c’era Dante Alighieri, il quale nella sua "Monarchia" nel 1311 afferma che l’autorità dell’imperatore deriva direttamente da Dio e che pertanto l’Impero era indipendente dal papato.
La venuta in Italia di tale imperatore che provoca nelle città italiane le reazioni più singolari, da una parte la speranza per una pace duratura (a Milano riceve subito la corona ferrea dei "re dei Romani" e trova buona accoglienza da parte dei comuni), dall'altra la paura della perdita delle autonomie comunali.
Inoltre durante la calata in Italia, Enrico VII si schierò apertamente con le fazioni ghibelline, mettendosi in aperto contrasto con il re di Napoli Roberto d’Angiò, capo dei guelfi e con la città di Firenze, roccaforte guelfa.
Sempre nella compagine fiorentina, un cronista riporta che: "In Firenze, il timore per la venuta di Arrigo fece nascere la consorteria detta dei Cavalieri della Banda, con propri insegne, propria divisa e proprio comando impersonato da un capitano ...".
Compagnie come queste sorserò come funghi in quest'Italia nei primi anni del 1300, per servire, una volta cessato il motivo contingente alla loro creazione, come truppe ausiliarie per questo o per quel signore. Esse vennero costituite in genere da cavalieri esclusi dalla successione ereditaria, i quali quindi non potevano contare su un dominio proprio, ma, con l'armatura acquistata con l'aiuto paterno, prestarono servizio di milizia, o, per usare un termine del tempo, "servizio di piene armi", da soli o al massimo con qualche servo in funzione di scudiero. Il semplice scudiero diventerà di mano in mano un plotone, poi una compagnia, fino a quando queste compagnie non diventeranno il seme che darà vita alle compagnie di ventura tanto famose nel secolo successivo.
Tornando ai Cavalieri della Banda, essi costituiscono un caso particolare e degno di interesse. Essi si costituirono come forza di difesa della città fiorentina, contro la possibile minaccia all'indipendenza comunale , o del potere guelfo, a seconda dei punti di vista, costituita dalla discesa di un imperatore in Italia. Sicuramente la consorteria dei Cavalieri della Banda ebbe un ruolo importante durante l'assedio che l'imperatore pose alla guelfa Firenze nel settembre del 1312.
Una volta terminato il pericolo (per la cronaca Enrico VII rinunciò all'assedio di Firenze nell'agosto del 1313 e morì improvvisamente poco dopo per febbri malariche a Buonconvento, prima di riuscire a restaurare l’autorità imperiale), la vita nella penisola riprese come prima, ma la consorteria dei Cavalieri della Banda non si sciolse, ma continuò a servire "al buon tempo". Infatti il cronista continua a riportare che: "A giorni stabiliti, a turno, un cavaliere invitava gli altri a pranzo e l'intera città era in festa.". Ognuno di questi incontri era guardato con grande interesse e divertimento dalla cittadinanza, poichè costituirono dei veri e propri tornei, in cui i Cavalieri della Banda, una volta cessato il momento di combattere sul serio, sia per allenamento, sia per diletto, offrirono spettacoli e combattimenti, non risparmiando fendenti a destra e a manca, per il loro spasso e la gioia del pubblico.
Una tale compagnia, costituisce una singolare similitudine con quanto ai giorni nostri, la "Compagnia Giovanni delle Bande Nere" si è proposta di rievocare. Per tale motivo, durante le rievocazioni in epoca dantesca, tanto care e usuali in terra toscana, la "Compagnia Giovanni delle Bande Nere" si riveste in abiti e armi del '300 e con il rievocativo nome di Cavalieri della Banda offre, una volta cessato il momento di combattere sul serio, sia per allenamento, sia per diletto, spettacoli e combattimenti per il proprio spasso e la gioia del pubblico.
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