Il corsaletto funebre di Giovanni delle Bande Nere


“…e fu sepolto con bellissima pompa fatta dal duca in s. Francesco in quella città, tutto armato, nè più nè meno come era di solito di andare a combattere, talmente che a ciascuno che lo vedeva, pareva vivo, avendo l’immagine nel viso e negli occhi, e la stessa terribilità e alterezza che in vita avea…” (G.Rossi di San Secondo, Vita di Giovanni de’ Medici celebre capitano delle Bande Nere)

L’ultima nicchia che si apre lungo la parete est della scenografica Cavalcata, cuore del Museo Stibbert a Firenze, ospita uno dei pezzi di maggiore richiamo dell’armeria europea.
Il corsaletto funebre di Giovanni delle Bande Nere, per la rilevanza storica che riveste, viene ammirato dai visitatori provenienti da ogni parte del mondo, talvolta con tale riverenza da farlo apparire più il simulacro dell’uomo che un pezzo della collezione.

Si tratta di un’armatura composita le cui parti furono realizzate tra la Germania Meridionale e l’Italia. In acciaio, mostra parte della brunitura nero-azzurrina originale. L’insieme è datato tra il 1505 e il 1520 e presenta un elmetto da cavallo con visiera sana, goletta, petto bombato con resta concava alla tedesca e schiena liscia. Sempre alla tedesca sono i bracciali simmetrici articolati tramite cubitiere e completati da manopole. Le protezioni per gli arti inferiori sono costituite da scarselloni a lame articolate.
In realtà non sappiamo con certezza se il Capitano indossasse il corsaletto anche in battaglia o se quello che oggi vediamo è il risultato di un assemblaggio di pezzi reperiti nelle armerie dei Gonzaga in vista della fine ormai imminente.

Infatti, gli studiosi hanno proposto negli anni ipotesi discordanti a riguardo. Secondo Mario Scalini, al quale dobbiamo un contributo fondamentale per lo studio dei resti dell’armatura funebre, Giovanni indossò il corsaletto anche in battaglia poiché i pezzi ricomposti dopo il restauro darebbero perfettamente alla corporatura del condottiero descritta dalle fonti e, elemento non trascurabile, i pezzi corrispondono a quelli in uso dalla cavalleria leggera italiana. Questi armati indossavano infatti un corsaletto con lunghi scarselloni a lame articolate e il petto poteva prevedere o meno la presenza di una resta per sostenere un lanciotto, preferito alla lancia propriamente cavalleresca e più pesante.

Certo è che l’armatura rivestiva il cadavere del condottiero al momento della sua morte, avvenuta a Mantova nella notte tra il 29 e il 30 novembre del 1526. Appare superfluo in questa sede ripercorrere gli ultimi giorni di Giovanni de’ Medici e il susseguirsi di eventi – pedissequamente riportati dall’amico Pietro Aretino - che lo portarono alla dipartita. Tuttavia, in relazione alle vicende che legano il corsaletto al Museo Stibbert, ricordiamo che Giovanni fu da subito sepolto nella città dei Gonzaga e che solo nel 1685, per volere del Granduca Cosimo III, le sue spoglie mortali furono ricomposte e traslate in San Lorenzo a Firenze, dove oggi riposa. Già nel 1857, durante i lavori che interessarono la tomba, furono recuperati frammenti di tessuto della falsata dell’elmo e del petto. I due reperti, che oggi figurano in una cornice, posta sempre nella nicchia, risultavano parte della collezione Stibbert già nell’inventario del 1918 redatto da Alfredo Lensi, primo direttore del Museo. I due “pezzi di stoffa e di velluto delle fodere della cervelliera e della corazza di Giovanni delle Bande Nere” si trovavano allora esposti nella sala otto. Il Lensi si sofferma poco sulla descrizione dei reperti, offrendo invece un ritratto del personaggio storico, riccamente arricchito di aneddoti, ricalcando una tradizione di stampo tardo ottocentesca.

Diverse le sorti dell’armatura, depositata in Museo in seguito alle ricognizioni delle Tombe Medicee avvenute nel 1944-45 e restituita alla sua funzionalità dopo un meticoloso restauro. Fu realizzato un manichino su misura poi verniciato in verde - con un richiamo ai resti tessili precedentemente rivenuti – con lo scopo di isolare le lamiere dall’umidità del legname.
Prima collocato nella Sala del Condottiere in una teca neoegizia ebanizzata, oggi l’armatura è esposta a gradimento del pubblico nella Sala della Cavalcata, quasi a completamento di una già ricca raccolta. Dunque, Frederick Stibbert non poté ammirare in vita il corsaletto funebre che – per l’appartenenza al grande Capitano - avrebbe certamente costituito gran vanto per il sua collezione.

(foto presa dal sito www.piccoligrandimusei.it)

 

Flavia Chiarelli

Riferimenti bibliografici:

G. ROSSI DI SAN SECONDO, Vita di Giovanni de’ Medici celebre capitano delle Bande Nere, Milano 1833
A. LENSI, Il Museo Stibbert. Catalogo delle armi europee, II, Firenze 1918, scheda n. 2911
L. G. BOCCIA, Resti dell’armamento funebre di Giovanni dalle Bande Nere, in Committenza e collezionismo medicei, catalogo della mostra, Firenze 1980, scheda n. 229
M. SCALINI, I resti dell’armatura funebre di Giovanni delle Bande Nere e alcuni oggetti a lui legati, in Giovanni delle Bande nere, Firenze 2001
S.E.L. PROBST, Corsaletto funebre di Giovanni delle Bande Nere, in La Cavalcata, “Museo Stibbert - Firenze”, IX, Firenze 2004, scheda n. 22
Museo Stibbert. Guida alla visita del museo, a cura di K. Aschengreen Piacenti, Firenze 2011


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